25 mar 2015

MANCA POCO

Fra poco, forse domani i fiori di ciliegio inizieranno a sbocciare anche qui ad Osaka...
I boccioli sono così cresciuti e la via si è già colorita di rosa leggermente... o la mia sensazione...?
Aspettando la fioritura, per il momento mi accontento del sakuramochi, un dolce avvolto da una foglia di ciliegio sotto sale... ha un buon profumo ed esplode la primavera in bocca.

Un po' di fiori di ciliegio di questi anni...
http://imonologhi.blogspot.jp/2014/03/fiori-dei-ciliegi-2014.html
http://imonologhi.blogspot.jp/2013/04/magia-fugace.html

19 mar 2015

PASSEGGIATA A NARA

Un po' prima abbiamo passeggiato a Nara e visitato il tempio scintoista KasugaTaisya.
L'origine di questo tempio risale al Ⅷ secolo.
Nel 768 le quattro divinità arrivarono in cima al monte Mikasayama ai cui piedi fu costruito il tempio da una famiglia aristocratica Fujiwara.
Una delle quattro divinità arrivò a cavallo di un cervo bianco per cui i questi cervi (in totale 1300) che ancora adesso pascolano liberalmente nel parco nazionale sono considerati i suoi discendenti e i messaggeri divini.
In occasione dello Shikinen Zotai (un rito per ricostruire il tempio che si tiene ogni 20 anni che ora in corso), è stato costruito un posto da dove ci si può avvicinare al monte sacro Mikasayama che si trova a est del tempio e in genere è vietato entrare.
Mi sembrava che qui c'era l'atmosfera divino e solenne...
Questo tempio è famoso anche per le lanterne di pietra e di bronzo. In totale ce ne sono 3000, 1000 di bronzo e 2000 di pietra.
I fedeli offrivano l’olio e una volta erano accese ogni notte ma adesso solo la notte del 3 febbraio, del 14 e 15 agosto.
Ma sarà molto romantico passeggiare tra le lanterne tutte accese...
Un albero di Litsea lancifolia su cui vivono altri 6 generi di pianta (camelia, nandina, sambuco, glicine, acero, ciliegio). Perché si trova vicino al tempietto dedicato alla divinità del vento, si crede che la divinità del vento fece arrivare vari semi fin qui...
Nel territorio del tempio ce ne sono tenti alberi secolari, e questo è un criptomeria giaponica che ha 1000 anni. E a destra si vede il ginepro che sfonda il parete del palazzo accanto.
In Giappone molto spesso gli alberi sono considerati sacri, sono trattati con rispetto e le costruzioni artificiali cedono il posto agli alberi sacri e secolari.
Anche questo canforo sfonda il tetto del binario della stazione di Hattoritenjin, a Toyonaka.
La stazione fu costruita nel territorio del tempio scintoista HattoriTenjin che tuttora si trova vicino, ma non volevano tagliare l'albero sacro...
In questi giorni sono rimasta a letto con l'influenza e ho sprecato tanto tempo... nonostante che la temperatura sia salita e la primavera si sia fatta sentire... ma finalmente mi sto ristabilendo.

E ora tutto il Giappone aspetta la fioritura dei ciliegi... secondo la previsione più recente, ad Osaka i primi boccioli si schiuderanno il 26 marzo. Non vedo l'ora proprio...

10 mar 2015

OMIZUTORI

Lo Shunie è un rito buddista noto con il nome dell'Omizutori che si tiene nella sala Nigatsudo del tempio Todaiji (famoso anche per la Grande Budda) a Nara.

E' un rituale antichissimo di cui origine risale al 752 e si celebra ogni anno costantemente e adesso è in corso per la 1264 esima volta.

Questo rito si ripete per le tutte le 14 serate, dal 1 marzo al 14 marzo di ogni anno. Si tratta di una cerimonia buddista in cui davanti all'altare i 11 monaci prescelti confessano i propri peccati e pregano per la prosperità del buddismo, la pace del paese, la ricchezza della gente ed il raccolto abbondante.

La fase preparativa inizia il 20 febbraio (il 15 febbraio per i monaci prescelti per la prima volta). Durante questo periodo questi monaci fanno le pulizie, preparano gli ornamenti oltre ai riti e gli esercizi di un sutra speciale.
I fiori di camelia fatti di carta decorano l'altare della Nigatsudo.
Ho trovato queste foto nel sito asahi.com

E i monaci prescelti trascorrono questo periodo seguendo le regole rigide, non possono mangiare, bere, parlare liberalmente e soprattutto negli ultimi giorni portano solo i vestiti fatti di carta e i sandali fatti di paglia e non possono sedersi se non su una stuoia speciale.
Così i monaci prescelti si preparano e si purificano per questo rito.

Il simbolo di questa festa è le torce che fanno la guida ai monaci che entrano nella Nigatsudo uno alla volta, e che fanno un giro sulla terrazza.
Ho trovato questa foto nel sito di provincia di Nara. 
Ogni sera verso le 19:00, le 10 torce sono accese perché un monaco è già entrato in anticipo per la preparazione ma solo il 12 marzo, il clou di questo rituale, sono accese le 11 torce più grandi perché tutti i 11 monaci entrano nella Nigatsudo.
La sala Nigatsudo ancora con le luci.
Tutti noi eravamo colmi di aspettative...
Poi le luci sono state spente e abbiamo aspettato in silenzio...
Dopo un rintocco della campana, la prima torcia che faceva la guida ad il primo monaco è iniziata a salire il corridoio.
Dopo che il monaco è entrato nella sala, la torcia è apparsa sulla terrazza e fa un giro.
La torcia che è di 6m e 40kg "corre" sulla ringhiera.
Le torce sono portate dagli uomini che si chiamano Doji e agli angoli della ringhiera vengono agitate e fatte girare furiosamente, facendo piovere scintille e zampilli che portano la salute e la fortuna a chi c'è sotto...
Quando una arriva al secondo angolo, apparisce un'altra al primo angolo, così in totale le 10 torce fanno un giro sulla terrazza una dopo l'altra...

Era molto solenne ma anche molto spettacolare.
La sala Nigatsudo e il corridoio (le foto le ho scattate tanti anni fa).
L'origine di questa sala risale al Ⅷ secolo, ma l'attuale sala fu ricostruita nel 1669.
Dopo "lo spettacolo" delle torce, regnava il silenzio.

A dire il vero, assistere a questo rito con il freddo pungente è stato molto duro per me superfreddolosa, ma è valsa la pena. Le torce che sembrano danzare lungo le ringhiere erano veramente magiche e mi hanno incantato.

Tornando alla stazione attraversando il parco completamente buio, ho pensato alla gente del Ⅷ secolo... anche loro hanno assistito a questo rito sopportando il freddo e pregando per la fortuna...
Poi assistere ad un rito antichissimo, che si è ripetuto ininterrottamente per più di 1260 anni è un'esperienza molto preziosa per me.
Ora i fiori di pruno (ume) sono in piena fioritura.
Si dice che da noi l'Omizutori annuncia l'arrivo della primavera. Non vedo l'ora che arrivi veramente e i fiori dei ciliegi sboccino...

26 feb 2015

1615 UN GIAPPONESE IN VIAGGIO VERSO ROMA

E' un libro molto interessante, scritto su Hasekura Tsunenaga (1571-1622), un samurai giapponese ed servitore di Date Masamune, il signore feudale di Sendai. E fu il primo ufficiale giapponese mandato in Europa. 

All'epoca vi furono due "ambascerie" giapponesi al Papa, una che raggiunse Roma nel 1585, ricevuta da papa Gregorio XIII e da Sisto V; una nel 1615, ricevuti da Paolo V. E il delegato della seconda fu Hasekura.

Quando Date fece costruire una nave di 500 tonnellate chiamata San Juan Baptista, e decise di inviare l'ambasciata in Europa, Hasekura fu designato il delegato e insieme ad un missionario francescano Luis Sotelo e altri membri partì per Roma nel 1612.

L'obiettivo di quest'ambasciata era discutere gli accordi commerciali con la corona spagnola a Madrid, e di incontrare il Papa a Roma. 

La nave che partì il 28 Ottobre del 1613 con circa 180 persone a bordo, tra cui 10 samurai dello shogun, 12 samurai di Date, 120 commercianti giapponesi, marinai, e servitori, e circa 40 spagnoli e portoghesi, raggiunse prima Acapulco il 25 gennaio del 1614, dopo tre mesi di navigazione.

Poi si diresse verso Veracurz via terra da dove partì per la Spagna. Arrivò a Coria del Rìo in Andalusia e il 30 gennaio del 1615 incontrò il re Filippo III di Madrid. Poi sbarcò a Civitavecchia e raggiunse Roma il 3 novembre del 1615 e fu ricevuto dal Papa Paolo V.

Sia in Spagna che a Roma ebbe una favorevole accoglienza con la parata. Come fu accolto dalla gente a Roma cito un passo dal libro.

La sfilata capeggiata dalla cavalleria leggera al suon di tromba, seguivano altri cinquanta cavalieri, i vassalli del Cardinale, gli ambasciatori ed i nobili. A coppie avanzarono la nobiltà romana, quella francese, e quella spagnola, indossando meravigliosi costumi. Un gruppo di quattrodici suonatori di tamburo precedette la nobiltà romana, poco più avanti cinque trombettieri a cavallo rallegravano con a musica gli animi della gente in festa, quindi, gli aristocratici, le persone celebri ed i cavalieri che sfoggiavano splendidi costumi. E i membri della missione fecero il loro ingresso per una volta, su cavalli bianchi, accompagnati da due nobili romani. Sette di loro portavano il pugnale wakizashi e la spada katana. Una di loro portava un vestito con abbondanti decorazioni, mentre altri indossavano un abito nero, con sotto un indumento lungo fino ai piedi, sopra una tunica di seta lunga fino alle ginocchia e sul capo tenevano un cappuccio nero, simile a quello dei monaci buddisti, da cui sporgevano due angoli a forma di un portafoglio. Hasekura fu accompagnato dalle guardie svizzere del Vaticano e i cavalieri. Infine seguirono i preti francescani e Sotelo. Il corteo attraversò maestosamente la piazza di San Pietro e il Papa lo osservò dalla finestra del Vaticano...

Poi c'è un altro episodio interessante, una lettera scritta dalla moglie di un signore di Sant-Trioez.

I giapponesi custodivano nel kimono della carta giapponese grande una lettera d’amore. Ogni volta che la gettavano via dopo essersi soffiati il naso, il popolo si azzuffava per contendersi il ricordo. Si legge perfino che la carta di Hasekura era la preferita. (Si ricorda che ciò avvenne anche a Roma, alcuni fogli di carta buttati erano stati esposti al Museo Antropologico di Roma, ma dopo il trasferimento dello stesso all'Eur, risultano dispersi).

Poi tornato in Spagna, continuò la trattativa con il re Filippo III che tuttavia declinò l'offerta di un trattato commerciale. Nonostante lo sforzo di Hasekura in Europa, in Giappone, fu già cominciata la persecuzione della fede cristiana con un editto nel gennaio del 1614 che ordinava l'espulsione di tutti i missionari dal Giappone. Anche per questo la trattativa non ebbe successo.

L'ambasceria lasciò Siviglia per il Messico nel giugno del 1617 dopo un periodo di due anni in Europa. Alcuni dei giapponesi restarono in Spagna, più precisamente in un villaggio vicino a Siviglia (Coria del Río), dove i loro discendenti oggi sono riconoscibili dall'uso del cognome Japón.

Hasekura ritornò in Giappone nell'agosto del 1620. E si accorse che il Giappone era cambiato drasticamente e morì profondamente avvilito due anni dopo, nel 1622. Forse non c'era niente da fare in un'epoca in cui la missione era il pretesto dell'invasione. Penso che la decisione dei capi giapponesi di non permettere ai missionari di propagare la fede non erano sbagliate. Ma mi dispiace per Hasekura e tanti altri fedeli che erano sballottato dal destino. Era la vittima di una epoca movimentata. Ma in Europa, lasciò sicuramente le sue tracce.

Il mio amico Ariano Geta mi ha scattato le bellissime foto a Civitavecchia dove Hasekura sbarcò per arrivare a Roma.
La statua di Hasekura a Civitavecchia.
La chiesa di Santi Martiri Giapponesi a Civitavecchia.
Gli affreschi di Luca Hasegawa.

Ringrazio Ariano Geta . Un giorno vorrei visitarla e vedere questi affreschi di persona...

L'evangelizzazione del Giappone ebbe inizio nel 1549 con il gesuita san Francesco Saverio che arrivò nell'arcipelago e fondò la prima comunità cristiana. Poi ai gesuiti seguirono i frati francescani.
La comunità cristiana crebbe ed ebbe successo sopratutto nell'isola di Kyushu, anche perché i nuovi arrivati portarono un ricco commercio con le altre colonie asiatiche in cui si erano stabiliti come Filippine e Macao, ma lo scambio avveniva anche con prodotti arrivati dalla lontana Europa, come le armi da fuoco.

Questo periodo terminato al 1639, anno di completa chiusura del paese a europei che non fossero olandesi, è indicato con termine Nanban (barbari del sud) poiché gli stranieri furono considerati persone rozze e poco colte, per il semplice fatto di non praticare le usanze e i costumi del paese. 
Il monumento di Francesco Saverio (Francesco de Xavier in spagnolo), un gesuita e missionario spagnolo che arrivò e introdusse il cattolicesimo in Giappone nel 1549 a Kagoshima. 
La Cattedrale di San Francesco Saverio e la sua statua.

Ho scattato queste foto in grande fretta, quando ho visitato Kagoshima a Gennaio.

Non sapevo che esisteva la conflittualità tra i due ordini, rese gli esiti di questa missione meno positivi di quanto avrebbero potuto essere, e contribuì alla decisione del shogun Tokugawa di chiudere le porte del paese agli stranieri. 

In questo libro sottolinea che nell'ambito dei riferimenti storici, la repressione fu organizzata da potenze europee ostili. In particolare il forte attacco al Cristianesimo cattolico da parte dell'Inghilterra e dell'Olanda esercitò una decisiva influenza sui Tokugawa. 
Quindi giudicare gli avvenimenti tragici legati al Cristianesimo, ignorando il confronto internazionale fra Olanda e Spagna, e l'antagonismo tra gesuiti e francescani, significa avere una visione parziale. Le valutazioni assumono aspetti radicalmente diversi a seconda dello schieramento: "missione riuscita" o "missione sfortunata". 

Fino a quando leggo questo libro, pensavo che la missione di Hasekura fosse "sfortunata, come tanti altri giapponesi lo pensano, ma leggendo tanti documenti e lettere citati in questo libro, e considerando la situazione di allora, ho capito che fosse non solo sfortunata ma anche in parte 
riuscita.

E non posso contenere la commozione se penso alla fatica con cui viaggiò per Roma in quell'epoca, attraversando l'Oceano Pacifico e l'Oceano Atlantico e l'emozione che provò quando videro per la prima volta i paesi occidentali e furono accolti calorosamente dalla gente con la parata…  
Ritratto di Hasekura in preghiera, esposto nel Museo civico di Sendai.
Ritratto di Hasekura , opera di Deruet, attualmente esposto a Roma nel Palazzo Borghese.
L'ho visto a Kyoto in una mostra speciale qualche anno fa...
Sono rimasta meravigliata dalla bellezza e dalla particolarità dei motivi del suo kimono...
Affresco, Il seguito di Hasekura custodito nel Salone dei Corazzieri nel Palazzo del Quirinale a Roma. Il kimono di Hasekura è uguale di quel ritratto sopra.

Ora i raggi del sole si sono schiariti molto ma la stagione va avanti e indietro... manca ancora un po' per la primavera...  

12 feb 2015

TERME DI ARIMA

Le terme di Arima si trovano a nord di Kobe, in provincia di Hyogo, è una delle tre terme più antiche e famose del Giappone.

Una leggenda narra che erano le due divinità, Onamuchi no mikoto e Sukunahikona no mikoto che nell'antichità trovarono la sorgente.
Quando visitarono Arima, i tre corvi facevano il bagno nella pozzanghera. E si accorsero che in pochi giorni le loro ferite si guarirono e quella pozzanghera era la sorgente d'acqua termale.
Quindi solo questi tre corvi che indicarono questa sorgente termale furono permessi di vivere ad Arima.

Dall'antichità è nota come una stazione termale migliore ed è frequentata da tante persone.

Nel Nihon Shoki, la più vecchia storiogragfia del Giappone, risalente circa al 720 d.C., troviamo scritto che nel 631 d.C l'imperatore Jomei soggiornò per tre mesi.

E nell'VIII secolo un monaco buddista Gyoki fondò il tempio Onsen, e nel X secolo fu citata da Seisyo Nagon nel suo capolavoro “Note del guanciale” secondo cui Arima godeva già la fama di essere una delle tre terme migliori del Giappone.
La statua di Gyoki.

Nel XVI secolo fu apprezzata da Toyotomi Hideyoshi (generale del periodo Sengoku) che costruì la base della città attuale.
Nel 1596 fu colpito gravemente da un terremoto. Non solo i palazzi, ma anche le sorgenti subirono un grande danno. E Hideyoshi adottò provvedimenti drastici e ricostruì la stazione termale di Arima radicalmente. Dopo la ricostruzione di Hideyoshi, le sorgenti non sono mai toccate per 350 anni, e contribuì inestimabilmente la prosperità di Arima.
E nel XX secolo anche Tanizaki Jynichiro la amò molto e la citò nelle sue opere.
La statua di Hideyoshi.

Ad Arima ci sono le 7 sorgenti d'acqua termale tra cui le 6 sono del Kinsen (acqua d'oro) che è altamente ferruginosa di color giallo-marrone e l'una è del Ginsen (acqua d'argento) che è trasparente e ricca di anidride carbonica.
La fonte Gokuraku.
La fonte Tenjin si trova nel tempio scintoista.
Siccome l'acqua d'oro è ricca di ferro, tutta la zona si è ossidata e ha il colore rossastro.

Passeggiando per i vicoli ad Arima si imbatte nei diversi templi.
L'Onsenzenji fu costruito nel 724 da Gyoki (monaco buddista).
L'origine del Gokurakuji risale al 593, costruito da Shotokutaishi (principe ereditario). L'attuale sala fu costruito nel 1782. Era il centro per recitare il sutra.
Il Nenbutsuji fu costruito nel 1532. L'attuale sala fu costruito nel 1712 ed è la più antica costruzione esistente di Arima ed era l'ex villa della moglie di Hideyoshi.
I vicoli di Arima...

Ci sono le terme pubbliche, ma ogni albergo ha le sale da bagno interne con l'acqua termale proveniente dalle sorgenti.
E davanti ad uno stabilimento pubblico c'è l'ashiyu che è una vasca piena d'acqua termale calda in cui si immergono i piedi gratuitamente.
La camera del ryokan (l'albergo) dove abbiamo alloggiato. Qui in camera si viene serviti ogni minuto dalle cameriere, dai pasti ai futon (i letti) e immergendosi nell'acqua termale calda si può trovare il totale relax fisicamente e spiritualmente...

Un attimo di riposo nella vita estremamente stressata...