13 ott 2018

TOKYO

A Tokyo c'è Toyobunko che è la biblioteca e l'istituto di ricerca specializzati nella storia e cultura orientali. Ha una storia di 90 anni ed è uno dei 5 più grandi centri degli studi orientali nel mondo.
In questo istituto c'è un museo che ci mostra le sue collezione dei libri e dei documenti storici.
Da quando ho visto la foto di questa sala da qualche parte, volevo visitarlo e stavolta finalmente ci sono stata.
Agli scaffali sono esposti i libri antichi e preziosi, la collezione che il fondatore di questo istituto comprò da Morrison, un ricercatore australiano.
Si regnava un'atmosfera magica e ne sono stata sopraffatta. È un posto dove rimarrei volentieri a lungo.
Ogni volta che vado a Tokyo, visito il tempio scintoista Yasukuni.
Quest'anno l'autunno è arrivato in anticipo, e avevo già sistemato l'armadio per l'inverno. Ma quando siamo stati a Tokyo, il caldo è ritornato e ci siamo esauriti solo spostandoci...

SONO SEMPRE IO

Da quando avevo letto "io prima di te", sono sempre appassionata di Luisa, la protagonista di questa serie. È sempre positiva, allegra e sincera. E sopratutto affronta le difficoltà con determinazione invece di scansarle anche se a volte rimane scoraggiata. Ammiro sempre la sua forza di andare avanti.
Stavolta la sua avventura si svolge a New York dove ha trovato un posto di lavoro presso una famiglia agiatissima. Nella prima parte ho faticato ad andare avanti nella lettura, le sue vicende amorose sono troppo noiose per me (forse sono troppo invecchiata per queste cose?). Ma nella seconda parte Luisa si ritrova ad assistere una anziana elegante ma poco accessibile, e il rapporto tra loro era così coinvolgente che ho finito a leggere l'ultima parte tutto d'un fiato.
A dire il vero non è paragonabile al primo volume, "io prima di te", ma è divertente e piacevole leggere questa serie.  
Quest'anno l'autunno è arrivato in anticipo, ma l'altro giorno è tornato il caldo un po' e sono andata alla gelateria italiana appena aperta vicino a casa mia.
Non ho mai visto questa catena in Italia, ma era buona come quello che mangio in Italia. Ci ritornerò...

28 set 2018

AL CHIARO DI LUNA

In occasione della festa tradizionale del tempio scintoista nelle vicinanze, la tomba di Ishibutai di Asuka è stata illuminata.

Il villaggio Asuka che si trova a sud di Nara, spesso viene definito l'origine del Giappone. Perché proprio qui c'era il capitale e si è sviluppata la cultura giapponese, tra il V e il VI secolo.

È un posto mio preferito dove a volte mi viene voglia di tornare. Con la gita scolastica e con la famiglia... sin da piccola l'ho visitato ripetutamente, e anche adesso ci torno spesso con mio marito, ma per la prima volta ci sono stata la sera.

Era bellissima, da mozzare il fiato. Non potevo muovermi per un po', ipnotizzata con la bocca aperta.
Anche il parco adiacente era illuminato e tante persone si godevano di questa magia della luce, ciascuno a suo modo.
Nelle foto il parco sembra illuminato abbastanza, ma in realtà era buio e abbiamo faticato a non cadere...
Anche nell'antichità la gente si divertiva così in penombra, con poca luce di luna e delle torce...?
Era il giorno prima della festa della piena luna. Anche la luna appena comparsa da dietro le nuvole era bellissima ma lo era anche quella leggermente velata...
I fichi, l'uva e le pere... siamo in pieno autunno...
Il tempo vola e le stagioni si succedono, e ora quell'estate incredibilmente caldo mi sembra irreale...

COSÌ TRISTE CADERE IN BATTAGLIA

È la storia del generale Kuribayashi Tadamichi che con una forza di circa 20.000 uomini era destinato a organizzare la più spietata e insistente resistenza all'invasione di Io Jima, una isola sperduta a 1250 km da Tokyo, dalle forze americane immensamente superiori durante la Seconda guerra mondiale.

Essendo il comandante cauto e razionale, inflisse gravi perdite agli americani sbarcati sull'isola, prima di ricorrere, infine, alle tattiche della guerriglia. In definitiva, tenne per 36 giorni quest'isola, che gli americani ritenevano che sarebbe caduta in 5 giorni.

Tra i militari statunitensi, i marines erano considerati più temerari, ma anche per loro Io Jima fu una battaglia tremenda, come definirono "peggiore battaglia della storia" o "inferno nell'inferno".

Infatti Io Jima fu l'unica battaglia in cui gli statunitensi ebbero più morti e feriti dei giapponesi nella guerra del Pacifico. Fu l'abile direzione di Kuribayashi a dare la coesione e lo spirito combattivo alla unità male equipaggiate e raffazzonate.

Gli ufficiali nemici avevano un'alta considerazione di Kuribayashi. Un generale americano ha scritto di lui nel suo libro: "La sua organizzazione del campo di battaglia era molto migliore di quelle che vedessi in Francia nella Prima guerra mondiale; d'altra parte gli osservatori hanno affermato che era superiore a quella dei tedeschi nella Seconda guerra mondiale".

La battaglia di Io Jima era disperata sin dall'inizio. Era evidente il divario tra le due forze in campo. I soldati giapponesi dell'isola non potevano contare sull'appoggio né di aerei, né di navi. In termini di uomini, circa 20.000 giapponesi dovettero affrontare circa 60.000 soldati statunitensi sbarcati sull'isola, che in più potevano contare sull'appoggio di altro 100.000.

La sconfitta e l'annientamento delle forze giapponesi erano inevitabili, e il loro unico obiettivo poteva essere quello di resistere il più a lungo possibile per ritardare l'invasione della patria. "Se quest'isola sarà catturata, i bombardieri americani B29  potranno decollare da qui per bombardare giorno e notte a piacimento la terra giapponese in cui vivono i genitori, le mogli, i figli e le fidanzate".

E durante il primo mese di permanenza, Kuribayashi rispedì a casa gli effetti personali che s'era portato al fronte. Arrivato nell'isola, si dovette rendere conto che non ne sarebbe uscito vivo. Consapevole che i suoi effetti personali non sarebbero stati restituiti ai famigliari in caso di sua morte, decise di mandarli loro sotto la forma di oggetti di ricordo, quand'era ancora possibile farlo.

In questo libro spesso si citano le lettere scritte e inviate da Kuribayashi alla sua famiglia di Tokyo. Dal suo arrivo sull'isola alla sua morte, in 8 mesi scrisse 41 lettere alla sua famiglia. Da queste lettere si emerge l'amore profondo per la sua famiglia ma anche l'invivibilità dell'isola, la difficoltà e la crudeltà delle battaglie.

La vita sull'isola era "inferno vivente" come definì Kuribayashi stesso. Innanzitutto i soldati soffrissero la mancanza d'acqua. Io Jima non aveva neppure un ruscello. Quando presero a scavare dei pozzi, finirono per trovare invariabilmente l'acqua salmastra ad alto contenuto di zolfo. Gli oltre 20.000 soldati non avevano altro da bere che l'acqua piovana che riuscivano a raccogliere.

Poi con il tempo, i necessari approvvigionamenti e armamenti iniziarono a non arrivare. Mentre i fabbisogni scarseggiavano, i soldati dovevano faticare giorno e notte ad addestrarsi militarmente e a costruire le postazioni difensive sotterranee, cercando inoltre di scampare agli attacchi aerei e ai bombardamenti continui. Era veramente l'inferno.

Ciò nonostante, solo per resistere il più lungo possibile, le truppe giapponesi combatterono eroicamente anche dopo che gli statunitensi sbarcarono sulla spiaggia e i giapponesi si rintanarono definitivamente nelle postazioni sotterranee a nido d'ape.

Ma alla fine, dopo aver resistito per 36 giorni dallo sbarco degli statunitensi, Kuribayashi decise di uscire dal bunker e di sferrare un attacco finale generalizzato.

Davanti alla morte imminente, Kuribayashi bruciò le banconote nel centro di comando. Le banconote raccolte tra i suoi soldati, nell'infuriare della battaglia, per l'acquisto dei cosiddetti, "Contributi alla difesa nazionale". Il valore delle banconote in questione ammontava a 36,584 yen. I suoi soldati avevano donato tutti i soldi che avevano con sé nella speranza che potessero servire alla difesa della patria. Semplicemente era impossibile inviare il denaro da un'isola così remota e in quella situazione. Dopo avere verificato l'importo totale e aver bruciato le banconote, inviò un cablogramma al Quartiere generale imperiale contenente la richiesta di versare una somma equivalente al Ministero delle Finanze. "Mi commuovo alle lacrime per la bontà d'animo dei miei uomini. Vi prego di fare il necessario per assicurare il contributo che questa sera ho dovuto bruciare in questo bunker".

Poi scrisse il suo ultimo telegramma con l'intento di far conoscere al mondo quanto coraggiosamente i suoi uomini – in gran parte i militari di leva trentenni e oltre che avevano lasciato le mogli e i figli a casa, avessero combattuto e fossero morti su quell'isola sperduta, così lontani da casa. Gli uomini che morirono credendo: "Il Quartier generale imperiale non può certo abbandonare un'isola come questa che fa parte integrante della patria giapponese..."

"La battaglia è giunta all'epilogo. Dal sbarco del nemico, gli uomini al mio comando hanno combattuto in maniera talmente valorosa da commuovere persino gli dèi. In particolare, sommessamente mi compiaccio che abbiano continuato a combattere da coraggiosi, seppure a mani nude e male equipaggiati, sottoposti a un attacco da terra, dal mare e dal cielo di una superiorità materiale inimmaginabile.
Uno dopo l'altro sono caduti davanti agli attacchi incessanti e tremendi del nemico. Perciò, la situazione è arrivata al punto in cui devo deludere le vostre aspettative e abbandonare questa importante posizione nelle mani del nemico. Con umiltà e sincerità presento le mie più sentite scuse. Non abbiamo più munizionamento e l'acqua è finita. È giunto per tutti noi il momento di sferrare il contrattacco finale e combattere valorosamente, consapevoli dell'approvazione dell'imperatore, senza risparmiare gli sforzi, per quanto trasformino le nostra ossa in polvere e polverizzino i nostri corpi. 
Ritengo che finché l'isola sarà riconquistata, il dominio dell'imperatore resterà eternamente insicuro. Giuro, pertanto, che anche quando sarà diventato uno spirito resterò nell'attesa che la sconfitta dell'Esercito imperiale sia trasformata in vittoria.
Mi trovo, ora, all'inizio della fine. Nello stesso tempo in cui rivelo i miei sentimenti più intimi prego sinceramente per la certa vittoria e la sicurezza dell'impero, Addio per l'eternità."

E aggiunse anche tre poesie funebri in chiusa al telegramma di commiato.

Impossibilitato a adempiere a questo arduo compito per il nostro paese,
frecce e pallottole esaurite, tristi siamo caduti.
Ma salvo sbaragli il nemico, il mio corpo non può marcire nel campo, rinascerò nuovamente sette volte e brandirò la sciabola.
Quando le lugubri gramaglie ricopriranno quest'isola, mio unico pensiero sarà la Terra imperiale.

Era un tabù per un generale giapponese affermare che i suoi soldati erano andati incontro alla morte "tristi".
Kuribayashi apparteneva all'élite degli ufficiali. Forse le esperienze vissute su Io Jima l'avevano indotto a non limitarsi a scrivere una poesia, bensì una sottile protesta contro il comando militare che aveva mandato a morire con tale leggerezza i soldati.

"L'America è l'ultimo paese al mondo che il Giappone dovrebbe combattere". Un'affermazione che Kuribayashi aveva ripetuto spesso. Una convinzione che trovava il fondamento nel suo soggiorno negli Stati Uniti, ossia nell'evidente potenza di qual paese che aveva potuto vedere coi propri occhi. In genere si ritiene che Kuribayashi sia stato destinato a Io Jima perché era ritenuto un comandante capace: ma secondo un'altra interpretazione, il suo modo di ragionare molto razionale, "all'americana", lo rese impopolare, tanto che sarebbe stato destinato intenzionalmente a una battaglia dalla quale era certo che non sarebbe ritornato vivo.

Il primo ministro Tojo Hideki che aveva nominato Kuribayashi il comandante in capo di Io Jima, gli ordinò di difenderla a tutti i costi. All'inizio il Quartiere generale imperiale sembrava ancora prendere Io Jima sul serio, considerandola "una località che richiede di essere rafforzata prioritariamente in quanto parte integrante della difesa della patria". Ma i rifornimenti e i fabbisogno scarseggiavano su tutti i fronti e il Quartiere generale imperiale che aveva ampliato a dismisura il fronte, era incapace di inviare i materiali necessari. L'interesse del Quartiere generale imperiale si concentrò sulla battaglia finale sul continente e la difesa di Io Jima passò in secondo piano. "Alla fine Io Jima cadrà inevitabilmente in mano nemica". Si decise di mollarla prima ancora dell'inizio dei combattimenti. Ma come poteva abbandonare alla leggera un'isola in cui aveva mandato più di 20.000 uomini?

"Sarò sempre alla vostra guida” come aveva affermato Kuribayashi agli suoi uomini, dopo aver bruciato le insegne dei gradi e le mostrine, i documenti e i oggetti personali, andò all'assalto in testa di circa 400 soldati sopravvissuti. Di norma, durante la carica finale generalizzata, l'ufficiale comandante faceva harakiri alle spalle dei suoi uomini avanzati. Nella storia dell'esercito giapponese non esiste nessun esempio di un generale di divisione che abbia guidato personalmente una carica.

I soldati giapponesi sferrarono un attacco silenzioso e molto ben organizzato che fece grande danno agli statunitensi. Durante la battaglia Kuribayashi fu seriamente ferito alla coscia destra, ma continuò ad avanzare, portato a spalle da un sergente maggiore. Si pensa che sia morto per dissanguamento oppure per essersi sparato un colpo di pistola. Non ci furono gli sopravvissuti in grado di testimoniare gli ultimi momenti di un comandante che volle combattere a fianco dei suoi uomini fino alla morte.

Era penoso leggere una storia come questa. Non ho parole se penso a quante vite sprecate inutilmente a causa degli alti comandi che non riuscirono ad adottare che una serie di scelte improvvisate. Nel frattempo penso che non dobbiamo dimenticare i sacrifici degli uomini non solo di Io Jima ma anche di tutti i campi di battaglia che combatterono fino in fondo per la patria. Grazie a loro, il nostro paese esiste ancora adesso.
L'altro giorno, quando abbiamo fatto una passeggiata in campagna, ho trovato i fiori di Higanbana (Lycoris radiata in inglese). Il suo nome significa letteralmente "fiori dell'equinozio d'autunno".
Ma da quanto tempo non li avevo visti?
Da bambina, quando con i nonni visitavamo al cimitero all'equinozio d'autunno, questi fiori rossi erano in fioritura sui argini tra le risaie. In un attimo mi sono tornati in mente quei giorni bellissimi ma molto lontani...

14 set 2018

TIFONE N.21 (JEDI)

La settimana scorsa, un tifone molto potente ha causato le vittime e tantissimi danni nella nostra regione.
Era il tifone più potente degli ultimi 57 anni che ha colpito Osaka. Infatti, non avevo mai visto un tifone così violento nella mia vita.

Oltre alle piogge dirotte, il vento ha sbattuto furiosamente sui vetri della finestra, tanti oggetti indefinibili hanno volato proprio davanti ai nostri occhi oltre le finestre della nostra casa all'ottavo piano, e giù gli alberi ai lati della strada si sono piegati ripetutamente in modo incredibile.

Poi dopo il suo passaggio, piano piano sono stati scoperti i danni, soprattutto la costa di Osaka è stata devastata gravemente. Nel porto di Osaka i continer e le auto si sono rovesciati e l'aeroporto internazionale di Osaka che si trova sull'isola artificiale a 3 km dalla costa di Osaka, è stato chiuso a causa degli allagamenti e del black out. Dopo il mezzogiorno tutti i voli sono stati cancellati, e più di 8000 passeggeri e addetti sono stati bloccati nell'aeroporto.
Poi è sopraggiunta un'altra sciagura. Una nave cisterna che era di ritorno dopo aver fornito i carburanti all'aeroporto ma era stata ancorata (nei paraggi dell'aeroporto dove è vietato l'ancoraggio), è stata spinta verso il ponte che collega l'aeroporto alla città della riva opposta dai venti che hanno raggiunto i 210 km all'ora e l'ha urtato rendendolo inagibile. Visto che questo ponte è l'unico collegamento stradale e ferroviario, queste 8000 persone sono state bloccate quasi per 24 ore.
Il giorno dopo gli alberi sono stati abbattuti sul fiumiciattolo Shirakawa di Kyoto.
In un tempio di Kyoto, tanti alberi sono stati sradicati dai vanti.

Più di 2.2 milioni delle case sono rimaste senza luce (per fortuna alla nostra casa non era mancata, ma a causa del problema del ripetitore del nostro quartiere, il nostro tv non ha funzionato per 2 giorni) e le ferrovie sono rimaste bloccate per tutto il giorno.
Per le strade ho visto gli alberi abbattuti, e i semafori voltati altrove. I tetti e le pareti delle costruzioni sono state staccate, le auto e le moto sono state ribaltate, e anche i templi antichi di Kyoto e Nara hanno subito i gravi danni. Non avevo mai visto tutte queste cose. Ma è deprimente vedere le immagini delle cose distrutte e delle persone afflitte.

Mi sembra che ogni anno i tifoni diventano sempre più potenti e le piogge sempre più torrenziali e violente… Sicuramente la Terra è entrata in un'altra fase, no? Non ci stiamo avvicinando alla catastrofe?

A giugno abbiamo avuto un forte terremoto qui ad Osaka. E il giorno dopo delle piogge torrenziali del 6 luglio che hanno provocato tanti vittime e danni, è arrivato il caldo asfissiante ed si è scatenato furiosamente per tutto il luglio e l'agosto. Poi è arrivato questo tifone. Per me quest'estate è iniziata con il terremoto ed è finita con il tifone (spero che non ritorni più il caldo). Sarà rimasta indimenticabile per sempre.
Il giorno dopo, al ritorno dal lavoro, ho trovato che qualcuno aveva già raccolte i rami caduti e gli oggetti volati.

Nel frattempo i lavori di riparazione si stanno svolgendo rapidamente grazie a tutte le persone che si occupano giorno e notte con dedizione, e pur l'aeroporto che all'inizio si pensava che sarebbe rimasto inagibile per alcuni mesi, solo tre giorni dopo è stato riaperto anche se parzialmente e si prevede che entro questo mese tornerà alla normalità. Mi pare incredibile se si considera la gravità dei danni subiti.
A fronte della natura siamo così indifesi e impotenti. Alla fine non possiamo fare altro che aspettare senza agitarsi troppo finché la bufera non se ne vada, e riparare i danni subiti. Forse sarà uguale anche nella vita...

29 ago 2018

YAMAGATA 2

Nella parte meridionale della prefettura di Yamagata si trova il museo commemorativo di Hamada Hirosuke. E' un scrittore giapponese di racconti per bambini, ed è l'autore di "Naita Akaoni" che mi piace molto.

Avevo scritto di questa favola "Naita Akaoni (L'orco rosso che pianze) " già più di 4 anni fa QUI .
E' una storia della amicizia tra i due orchi. L'orco rosso voleva fare l'amicizia con gli uomini e l'orco blu escogitò un piano per esaudire il desiderio dell'amico. Ma poi...
Questo museo fu costruito 30 anni fa alla memoria di Hamada Hirosuke che fu nato nel 1893 in una famiglia di contadini di questa zona. Scrisse più di 1000 racconti e canzoni per bambini nella sua carriera di 50 anni.
Mi è piaciuto sopratutto il giardino dove le statuette degli oggetti e dei personaggi apparsi nei suoi racconti sono sparsi qua e là.
La sua casa natale è stata smontata e ricostruita in un angolo del giardino.
"Ho deciso di partire per un viaggio. Forse un viaggio molto molto lungo. Ma non ti dimenticherò mai. Un giorno, magari potremmo rivederci da qualche parte. Ciao, abbi cura di te. Il tuo eterno amico, l'orco blu."
L'orco rosso lo lesse zitto. Lo lesse ripetutamente. Appoggiati le mani e il viso alla porta, pianse singhiozzando e versando le lacrime…

Da piccola, ogni volta che lessi questa storia e arrivai a questo punto, non potei trattenermi dal piangere.
Questo giardino è veramente bello e mi è piaciuto molto. Era così piacevole che ci siamo fermati qui più a lungo di quanto ci aspettassimo.
A Yamagata ci sono i bellissimi musei archeologici in cui sono esposti i reperti di terracotta di tipo Jomon (di un periodo che va dal 131 a.C. al 4 a.C.) e i Dogu, (le statuette in terra cotta). Questi musei non sono grandi né nuovi, ma sono ben organizzati e ricchi di reperti.
A Yonezawa che si trova nella parte meridionale di Yamagata, abbiamo visitato un tempio scintoista Uesughi.
Questo tempio è dedicato a Uesughi Yozan (1751-1822) che viene apprezzato come un esempio di un buon governatore sopratutto per le sue misure finanziarie.

Scegliendo lui stesso la povertà come stile di vita e risollevò l'economia del paese Yonezawa che era sul punto di fallire. Poi ritenendo che l'educazione era importante per il paese, riaprì la scuola che era chiuso a causa dei vincoli finanziari e ci invitò a studiare non solo i samurai ma anche i contadini.

In effetti, in occasione della visita in Giappone di J.F. Kennedy nel 1961, ha citato il nome di Yozan come il personaggio giapponese più rispettato da lui.
La sua poesia più famosa è: 
Puoi realizzare qualsiasi cosa se provi a realizzarlo. Niente sarà realizzato se tu non ci provi. Se qualcosa non è realizzato, perché non ci hai provato (Tutto è possibile finché ci si impegna).

17 ago 2018

YAMAGATA

Alla fine di Luglio abbiamo trascorso un fine settimana a Yamagata, una prefettura che si trova nella regione nord-orientale del Giappone ed è lontana circa 800 km da Osaka.
Da Osaka si arriva a 75 minuti di volo. All'aeroporto di Yamagata ogni giorno arrivano solo 8 voli domestici (2 voli rispettivamente da Osaka, da Tokyo, da Nagoya e da Sapporo), e ne partono altrettanto.
Da tanto tempo non avevamo visitato questa zona, in più Yamagata è turisticamente meno nota per cui abbiamo deciso di andarci. Volevamo trascorrere qualche giorno in un luogo tranquillo. Ma inaspettatamente abbiamo scoperto che è una zona ricca di storia, di natura e di buoni piatti. Ci ritorneremo per visitare i posti che stavolta non abbiamo potuto raggiungere.
E' più impressionante è stato il tempio buddista Risshakuji. E' famoso per la visita di Matsuo Basho, un poeta giapponese del XVII secolo, ma la sua origine risale al 860 d.C..
Da qui si sale per le scale di 1051 grandini per raggiungere la sala interna.
Prima si arriva alla sala principale.
Era piacevole salire il sentiero nella penombra degli alberi, immersa nel verde.
Ma già in queste parti ero abbastanza stanca...
La porta principale si trova quasi a metà strada.
Intanto siamo saliti al punto così alto da poter godere del panorama.
E finalmente siamo arrivati alla sala Godaido costruita sulla scarpata.
Da qui si gode un bellissimo panorama.
Faceva caldo, ma rispetto ad Osaka si trovava bene...
Una volta questo tempio era composto da più di 300 sale dove più di 1000 monaci si dedicavano a pratiche ascetiche. Adesso purtroppo sono rimaste pochissime, ma mi sembrava un luogo sacro e spirituale. Mi sono sentita serena.
Matsuo Basho compose una delle sue poesie haiku più famose proprio in questo luogo.

Shizukesa ya, iwa ni shimiiru, semi no koe (Che silenzio, il canto delle cicale penetra nella roccia).

Mi piace questa poesia haiku, in estate quando passo sotto gli alberi vicino a casa, il canto delle cicale è così assordante che elimina tutti gli altri rumori e sembra silenzioso... è proprio l'estate giapponese.